La lotta dei No Tav al tribunale dei Popoli

 

—  Mauro Ravarino, TORINO, 1.10.2014”Il Manifesto”

Val Susa. L’organismo fondato da Lelio Basso dichiara ammissibile il ricorso presentato contro la grande opera

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Ammis­si­bile, in quanto «esem­plare e rap­pre­sen­ta­tivo dei mec­ca­ni­smi di espro­pria­zione dei diritti di par­te­ci­pa­zione e della stessa demo­cra­zia sostan­ziale». Il Tri­bu­nale inter­na­zio­nale e per­ma­nente dei diritti dei Popoli ha accet­tato il ricorso sul caso Tav pre­sen­tato, l’8 aprile, dal Con­tros­ser­va­to­rio Val­susa — gui­dato dall’ex magi­strato Livio Pepino — e da un folto gruppo di ammi­ni­stra­tori locali, che ave­vano denun­ciato «la vio­la­zione dei diritti fon­da­men­tali degli abi­tanti della Valle, in par­ti­co­lare, il man­cato coin­vol­gi­mento del ter­ri­to­rio e lo sca­val­ca­mento delle isti­tu­zioni locali nelle deci­sioni con­cer­nenti l’opera (anche in vio­la­zione di con­ven­zioni inter­na­zio­nali)».
I diritti dei No Tav sem­brano aver tro­vato un loro tri­bu­nale, fuori dalle aule di giu­sti­zia. Il Tri­bu­nale per­ma­nente dei Popoli, fon­dato da Lelio Basso sull’esperienza del Tri­bu­nale Rus­sel, è, infatti, un isti­tuto di opi­nione volto a pro­muo­vere il rispetto uni­ver­sale ed effet­tivo dei diritti fon­da­men­tali dei popoli, deter­mi­nando se tali diritti siano vio­lati. Si è occu­pato di Tibet, Afgha­ni­stan, Bophal in India, Alge­ria, Nica­ra­gua e ulti­ma­mente delle atti­vità delle imprese trans­na­zio­nali in Colom­bia, dove ha affer­mato che è diritto fon­da­men­tale dei cit­ta­dini e delle comu­nità «essere con­sul­tati al fine di otte­nere il con­senso libero, pre­vio e infor­mato prima di adot­tare e appli­care misure legi­sla­tive o ammi­ni­stra­tive che li dan­neg­gino, prima di adot­tare qual­siasi pro­getto che com­pro­metta ter­ri­tori o risorse».
La Val di Susa non è la Colom­bia né il Viet­nam, si tratta di situa­zioni com­ple­ta­mente dif­fe­renti, ma l’erosione di demo­cra­zia esi­ste anche nel cuore dell’Europa. Magari meglio masche­rata. «Nei Paesi cosid­detti “cen­trali” si evi­den­ziano situa­zioni più volte rile­vate nei Paesi del Sud in ses­sioni del Tri­bu­nale per quanto riguarda il rap­porto tra sovra­nità, par­te­ci­pa­zione delle popo­la­zioni inte­res­sate, livello delle deci­sioni politico-economiche, che met­tono in discus­sione e in peri­colo l’effettività e il senso delle con­sul­ta­zioni e la pari dignità di tutte le varie com­po­nenti delle popo­la­zioni inte­res­sate».
La pro­ce­dura sul Tav è avviata. La prima seduta pub­blica dovrebbe svol­gersi entro la fine dell’anno e in sei mesi si avrà la sen­tenza. Saranno pro­gram­mate udienze, con­vo­cati testi­moni e pro­mossi con­trad­dit­tori con chi difende il pro­getto. «La sen­tenza non sarà ovvia­mente ese­cu­tiva – ha spie­gato, ieri nella sede di Pro Natura, Pepino – ma inter­verrà nel dibat­tito pub­blico e non potrà essere igno­rata». Pre­sente all’annuncio dell’ammissione del ricorso anche Alberto Perino, lea­der sto­rico dei No Tav: «Nel movi­mento non fac­ciamo solo bar­ri­cate di tron­chi, le fac­ciamo anche di carta, come nel caso di que­sto ricorso. Lot­tiamo con­tro un’opera deva­stante e inu­tile. Sette per­sone sono in galera con l’accusa di ter­ro­ri­smo, per­ché vole­vano far cam­biare idea al governo. Siamo, dun­que, tutti ter­ro­ri­sti e all’esecutivo diciamo che la linea non si deve fare per­ché la Torino-Lione esi­ste già».
Emi­lio Chia­berto, sin­daco di Vil­lar Foc­chiardo, ha messo in luce l’equivoco dell’accordo di Pra­ca­ti­nat del 2008: «L’Osservatorio di Virano lo uti­lizza per dimo­strare il con­senso delle isti­tu­zioni locali. Non è vero, non è mai stato rati­fi­cato». Il docu­mento non riporta nes­suna firma oltre a quella del pre­si­dente Mario Virano. A rac­co­gliere la com­pleta sto­ria dei «diritti negati in Val di Susa» è il secondo volume del Con­tros­ser­va­to­rio curato da Paolo Mat­tone. Non è solo una sto­ria ita­liana, come ha spie­gato Paolo Prieri che con il Forum con­tro le grandi opere inu­tili e impo­ste ha messo in rete diverse espe­rienze euro­pee, dalla Fran­cia alla Romania.